Perché l’Italia ha bisogno della Permacultura?

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Che cosa è esattamente la Permacultura? Secondo Bill Mollison, uno dei suoi fondatori, “la Permacultura coordina le qualità intrinseche di piante e animali (comprese le persone) in combinazione con le caratteristiche naturali del paesaggio  affinché l’utilizzo del suolo sia produttivo e a bassa manutenzione su un’area più piccola possibile.” In sostanza si tratta di un sistema di progettazione, un modo di guardare lo spazio, grande o piccolo, e l’applicazione di una serie di principi che si trovano ad essere in comune a sistemi sostenibili naturali ed umani, per fare il meglio di quello spazio senza danneggiare l’ambiente che lo sostiene.

La Permacultura non dovrebbe essere nulla di nuovo, ma è, dopo tutto, solo una questione di buon senso. Purtroppo il buon senso sembra che sia diventata merce rara.

Naturalmente le persone in tutto il mondo hanno creato dei sistemi di utilizzo del suolo che hanno resistito alla prova del tempo. Negli ultimi cento anni o giù di lì, però, una grande percentuale di loro si sono piegati sotto la pressione dei nostri tempi ed delle condizioni che governano le nostre attività. Un’economia basata sulla crescita che dovrebbe continuare a espandersi, consumando sempre di più, per esempio. Ok, sto diventando troppo politico. Cerchiamo di restringere la nostra attenzione sul titolo di questo articolo. La Permacultura e perché l’Italia ne ha tanto bisogno.

In tutto il mondo, e questo è un dato inconfutabile, abbiamo ‘perso’ circa il 50% del nostro suolo nel secolo scorso. Ogni anno perdiamo ‘circa sei milioni di ettari di terreno coltivabile, mentre la nostra crescente popolazione di oltre 7 miliardi di individui continua ad espandersi. Ok, anche se qui in Italia non stanno sparendo vaste aree di terreni coltivati a causa della desertificazione, un’osservazione molto superficiale conferma che quello che sta accadendo è molto allarmante. Per non parlare che anno dopo anno assistiamo ad una siccità che aumenta, una condizione che sta diventando più la norma che rara.

Ogni volta che cadono forti piogge, si vede la conseguenza dei nostri sistemi agricoli scoperti, e la prassi patologica di eliminare l’acqua il più velocemente possibile per canalizzarla sulla distanza più breve verso il mare. Entrambe le politiche (terra nuda e canalizzazione veloce) ritraggono un’ignoranza sia delle basi dell’ecologia e che della sostenibilità economica.

Entriamo nella Permacultura. L’ambiente è il fondamento del nostro sistema economico, distruggerlo è analogo al suicidio in qualsiasi termini si sceglie di proiettarlo. In Permacultura decidiamo di utilizzare ogni forma di energia, il più volte possibile prima che scompaia dal nostro sistema, se questo è ‘inevitabile’.

Il colore rosso-marrone-grigio dei fiumi durante le forti piogge è come il sangue della terra che corre verso il mare. E ‘ suolo, e non possiamo permetterci di perderlo, a meno che non vogliamo accettare di condannarci a cibo in provetta attraverso l’idroponica o qualsiasi altra “innovazione”  che la scienza riuscirà a inventare, in modo da continuare a darci da mangiare. La Permacultura cerca, per quanto possibile, di minimizzare il disturbo del suolo, come la lavorazione del terreno e l’uso di fertilizzanti altamente solubili. Come alternative, incoraggiamo sistemi di lavorazione minimi, utilizzando giudiziosamente pacciamature e sovesci, rotazioni o colture permanenti per mantenere la salute naturale del suolo e prevenire l’infestazione di “erba”.

Inoltre, riconosciamo la necessità di trattenere l’acqua il più possibile all’interno dei nostri sistemi, piuttosto che sbarazzarsi di eventuali eccessi il più velocemente possibile e il più lontano da noi possibile. Troppo spesso, l’acqua che scorre dalle colline con il suo pesante carico di limo, rallenta quando arriva alle pianure costiere, depositando il carico in quanto rallenta, con il risultato che il fiume diventa effettivamente meno profondo. E la conseguenza di ciò è che quando si verificano le prossime piogge forti, la ridotta capacità di carico del letto del fiume significa più inondazioni, dal momento che l’acqua in eccesso deve andare da qualche parte. Più danni, più spese, e gli unici che beneficiano sono gli imprenditori che costruiscono le barriere anti-inondazione dove non sarebbe stato necessario se le esigenze reali fossero state affrontate in primo luogo.

In agricoltura, come per qualsiasi altra operazione, se si prende più di quanto diamo, allora stiamo sfruttando, se non facciamo manutenzione degradiamo la fonte della nostra impresa. Con il terreno, dal momento che è stato lì per più di quello che possiamo ricordare (come se fosse perenne, inesauribile), si può facilmente ignorare questo rapporto di dare e avere, e quindi solo prendere. Ignorare i fatti non li farà sparire. Non possiamo continuare a rapinare la banca! Dobbiamo pagare per quello che prendiamo!

Contrariamente alle apparenze, è sufficiente sostenere il nostro sistema – i nostri terreni – con l’aggiunta di fertilizzanti chimici solubili per nutrire i nostri raccolti, non pagare il prezzo del nostro sfruttamento. Che illusione! In questo caso, fornendo i nutrienti necessari alle piante, non stiamo risparmiando il suolo, ma lo stiamo degradando, attraverso la distruzione degli organismi del suolo, e interrompendo il delicato equilibrio che esiste attraverso una miriade di interazioni che si verificano tra gli organismi del suolo e gli elementi del suolo. L’ossidazione delle sostanze nutritive (anche aggravata dall’aratura), bloccate in molecole cristalline o nell’argilla, l’aumento del numero di agenti patogeni delle piante, e la distruzione della struttura del terreno, tutti si verificano come conseguenza diretta di questa forma dell’agricoltura ‘moderna’. Come rispondo a questi problemi? Purtroppo, aro ancora di più e butto più sostanze chimiche.

Rifiutandosi di assumere una visione olistica del nostro ambiente – trattando ogni problema, quando si verifica, come un incidente isolato, – porta quasi sempre a una maggiore degradazione. Se questo degrado non è immediatamente evidente, apparirà più tardi, poi forse le futuri generazioni dovranno pagare il conto dei nostri errori. Il conto dovrà comunque essere pagato.

Non è facile trovare una via d’uscita. L’aratura sui pendii è sia difficile (impossibile se il pendio è troppo ripido) che pericolosa. Così la maggior parte degli agricoltori prende la decisione di arare secondo la linea di massima pendenza. Per esempio, si decide di coltivare uva in un certo luogo e quindi si “deve” arare.  Un contadino che segue la Permacultura in primo luogo si pone la domanda ‘Qual è il miglior uso di questa terra, in modo che sia produttiva per me, senza degradarla? Preferibilmente, quale attività potrebbe darmi benefici e migliorare il terreno allo stesso tempo?’ L’aratura in discesa, per piantare l’uva nelle linee che seguono la morfologia della collina, crea effettivamente dei canali dove l’acqua porta via del terreno, portando inevitabilmente alla perdita di suolo prezioso . Questa non dovrebbe essere un’opzione per l’agricoltore responsabile. Su pendii molto ripidi, l’unica scelta dovrebbe essere una piantumazione e copertura del suolo perenne.  I contadini di un tempo erano più saggi non solo in quanto terrazzavano i pendii più ripidi, ma erano anche molto attenti a garantire che il deflusso delle acque fosse perfetto. Se piove, bisogna bagnarsi! In altre parole, guardare a ciò che accade quando accade, e rispondere a questo, piuttosto che riparare i danni dopo che si sono verificati!

La Permacultura cerca di guardare avanti, non solo in termini di terreni da conservare o migliorare per le generazioni future, ma di anticipare i cambiamenti. Il cambiamento, ovviamente, è inevitabile, e il cambiamento in agricoltura non fa eccezione. Ci sono certamente stati alcuni cambiamenti positivi in alcuni aspetti dell’agricoltura negli ultimi decenni, ma fino a quando i sussidi agricoli sostengono anche le pratiche agricole cattive,  vi è uno scarso incentivo a fare i grandi cambiamenti essenziali per raggiungere qualcosa che si avvicini alla sostenibilità. Ora è certo che queste sovvenzioni scompariranno gradualmente, o saranno drasticamente ridotte. Il cambiamento avverrà, l’unica domanda è, quando? Sarebbe meglio apportare le modifiche volontariamente, come architetti del cambiamento, piuttosto che esserne vittime in un secondo momento.

La pioggia, quando cade, cade spesso in grandi volumi, infatti il 50-70% del totale di pioggia cade solo in circa il 13% di giorni di pioggia, il resto è solle oltre l’80% dei giorni, con un deflusso molto ridotto. Poi, per molti mesi dell’anno ci aspetta una scarsità d’acqua e siamo vicini alla siccità. Tuttavia, in quei pochi giorni di forti piogge, vengono prodotti dei danni enormi, e quasi tutta l’acqua preziosa si perde insieme al suolo che porta via. Se solo potessimo rallentare, trattenere e diffondere l’acqua per un periodo di tempo più lungo. Possiamo farlo. Con la Permacultura, otteniamo molto successo minimizzando i danni, e  con vari metodi possiamo conservare l’acqua per un utilizzo successivo. Solcando il terreno profondamente lungo le curve di  livello si può aumentare l’assorbimento dell’acqua fino al 80%; l’aratura, invece, scioglie il suolo e spesso crea uno strato compatto a maggiore profondità, in modo che l’acqua di conseguenza potrà essere assorbita meno in profondità. Le radici vengono pertanto limitate nella loro crescita, aumenta l’ossidazione dei nutrienti fino a che le piante non riescono più a utilizzare la sostanza nutriente, e la struttura del terreno viene distrutta nel lungo termine, a seconda del tipo di terreno.

Creiamo anche degli “swales” (fossi livellari), che sono scavati lungo le curve di livello, come fossero terrazze, ma che sono effettivamente dei lunghi tumuli in cui l’acqua può essere trattenuta per essere assorbita. Con questo assorbimento d’acqua, l’umidità del suolo si mantiene per periodi più lunghi per essere utilizzata da piante e alberi, e vengono creati diversi microclimi, permettendo una varietà molto più ampia di piante che possono essere coltivate. Questo offre l’assicurazione ideale per l’agricoltore di diversificazione delle colture ed essere così meno dipendente da prodotti del mercato unico.

Ci sono molti altri esempi di tecniche e tecnologie spesso utilizzate in Permacultura, ma più importante di queste sono i principi guida e gli atteggiamenti che costituiscono la base della Permacultura.

Noi cerchiamo di mettere insieme le relazioni positive tra i diversi elementi del nostro sistema agricolo, riconoscendo che l’input per un elemento può essere fornito dal output di un altro, riducendo il lavoro e le esigenze finanziarie. Animali che stanno in stalla nei pressi di un stagno di acquacoltura, forniscono tramite le deiezioni le sostanze nutritive ai pesci, e beneficiano di una temperatura più costante sia in estate che in inverno grazie allo specchio d’acqua. Inoltre l’acqua in eccesso dello stagno può essere utilizzata come una sostanza nutritiva ricca e fonte d’acqua per le colture (e per gli animali) e i frutteti, se il tutto è stato progettato e realizzato utilizzando la gravità.

In questo esempio, stiamo applicando molti principi della Permacultura, tra cui la posizione relativa (foraggio-animali-stagno-pesci-frutteti/colture/foraggio), la pianificazione secondo l’elevazione (forza di gravità), il riciclaggio di energia (energia foraggi-letame-pesce cibo-fertilizzante -foraggio), le funzioni multiple di un unico elemento (stagno: moderatore climatico, pesci, fonte di nutrienti, e altro ancora), risorse biologiche (foraggio cresciuto vicino a dove stanno gli animali, con acqua di nutrienti), scala (progetto di facile manutenzione in quanto una volta stabilizzato la manutenzione è molto bassa), più elementi disponibili per supportare una funzione (reddito e necessità familiari vengono soddisfatte da diverse fonti), tecnologia appropriata (costo e sistema di manutenzione contenuti).

Non è la tecnica o una tecnologia che è importante, ma il pensiero dietro ad esso, e il contesto in cui viene attuata. Gli stessi principi possono essere applicati a tutti gli aspetti del nostro sistema, dalla progettazione della casa, ai giardini, alla progettazione del frutteto e la selezione delle specie. E questo vale anche per i sistemi sociali, finanziari e giuridici che lo supportano.

La Permacultura, o per lo meno l’atteggiamento che incoraggia, non sono solo essenziali per l’Italia e il mondo in generale. Essi sono inevitabili se si vuole andare verso un futuro che sia sostenibile, sano dal punto di vista sociale e ambientale – finanziariamente sostenibile ed equo, che offra l’opportunità a tutti di creare un mondo più vivibile per tutti.

Chi si sente di dire – per quanto patriottici si possa essere –  che l’ambiente in Italia versa in condizioni di buona salute? Sicuramente nessuno. Come la maggior parte dei luoghi, l’Italia è in uno stato di terribile degrado ambientale, e lo è stato per anni. È ora di svegliarsi, velocemente. Quando perdiamo qualcosa, è perso, è troppo tardi. L’Italia ha bisogno della Permacultura, disperatamente, ora!

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